martedì 24 maggio 2016

Dalla filosofia alla musica per amore del padre: il viaggio di Luigi Di Bruno

Dalla filosofia alla musica per amore del padre: il viaggio di Luigi Di Bruno nel variegato panorama musicale, dove è sempre più raro imbattersi in promettenti talenti, si sta facendo strada un appassionato cantante, un personaggio poliedrico e straordinariamente originale: Luigi Girlanda, in arte Luigi Di Bruno La sua è una storia toccante. Il primo album di Luigi Di Bruno uscirà il 28 Maggio e sarà un omaggio alla memoria del padre, scomparso un anno fa. Il professore Bruno Girlanda, docente di matematica negli istituti superiori e poi preside, voleva che il suo terzogenito intraprendesse la carriera musicale.
   Ed invece Luigi decise di seguire un percorso diverso: si laureò in Filosofia ed intraprese la carriera didattica. Le sue canzoni sono un cocktail perfetto di profonda cultura e sensibilità musicale, perché a volte basta un mix di sentimenti autentici per accarezzare il cuore di chi ascolta. Crea un empito di profonda commozione, quando parla del padre, si riferisce a suo padre ma è come se si rivolgesse ad un nostro caro, tra la nostalgia ed il desiderio di volergli testimoniare che si è avverato il sogno genitoriale. "Ecco papà, ho avverato il tuo sogno, quest'album è dedicato a te!". Fa, invece, sorridere nella canzone "Odiavo il country" , un omaggio alla musica italiana, ai cantautori che ne hanno scandito la storia, da Claudio Baglioni a Lucio Battisti, da Domenico Modugno e Renato Zero, e, ancora, da Loredana Bertè ad Anna Oxa . Poi stupisce e spiazza tutti nella canzone "Tabù per Tabù", nella quale demolisce l'opinione largamente diffusa, secondo cui il più grande tabù della nostra società rimane ancora il sesso e, non viceversa, quello della morte, di cui tutti hanno sgomento, al punto tale da usare chiari eufemismi "scomparsa", o "dipartita".
 Di nuovo torna a far capolino la tenerezza di Luigi, in testi come "Abito il tuo cuore", nei quali scorrono le immagini di uno struggente film d'amore. I testi delle altre canzoni riflettono forti suggestioni di vita quotidiana, nella quale ci si riconosce ciascuno di noi. Parole auliche e ritmo moderno trasudano dai suoi brani eloquenti. La voce è di un grande interprete, che insegue e si incastra perfettamente con i testi e le note. Questa è la mia dedica a Luigi, nella speranza che ascoltando i suoi brani possiamo far vibrare i nostri più reconditi sentimenti. "Il tempo del viaggio", per dirla con le parole di Luigi inizia da qui. Buona lettura e buon ascolto! 

 Erika Letizia Ciancio 



 "Nel viaggio della vita a volte capita di ritrovarci su strade che non ci saremmo mai aspettati di percorrere. Mio padre Bruno avrebbe voluto vedermi qui, convinto com’era che la musica dovesse essere il mio mondo. Desiderava che scrivessi canzoni e ne facessi la mia professione. Non lo ho ascoltato e ho preferito battere altre strade: la filosofia, la scuola, l’attività culturale. Ma quando al tramonto della vita di mio padre, mi capitava di rimanere da solo con lui in ospedale, nel silenzio delle fredde notti di gennaio, mi ritrovavo spesso a sussurragli canzoni all’orecchio e lui mi guardava in un modo che non dimenticherò mai. Credo che sia proprio in quegli sguardi che sia nato questo disco. 

Quando un’opera artistica ha un’origine così intima non può che mettere a nudo il suo autore. E non credo importi a quale età della vita prenda luce, visto che di fronte a un genitore ci sentiamo sempre un po’ bambini, cristallizzati in un’età fuori del tempo. E’ per questo che ho cercato di esprimere in queste canzoni tutto quello che sono e che avevo bisogno di tirare fuori. Componendo questi brani avvertivo come la sensazione di dover mantenere una promessa. E ora sono qui, sulla strada che lui avrebbe voluto che percorressi, a condividere con chi vorrà ascoltarmi quella parte di me che mio padre desiderava far conoscere. Non so dove mi condurrà questo viaggio, ma è tempo di iniziarlo. Una cosa sola so: quando compongo musica e scrivo versi, così come ogni volta che prendo in mano un microfono per cantare, sono sempre il Luigi che lui avrebbe voluto, ovvero, Luigi Di Bruno"